Manifesto

contro ogni forma di scientismo e di strumentalizzazione della scienza
per il libero esercizio delle professioni scientifiche

Perché

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i tentativi di trasformare alcune conclusioni e applicazioni della ricerca scientifica in strumenti di tipo normativo con cui condizionare, perseguire e discriminare coloro che non vi si allineano, nei pensieri o nei comportamenti. Si è così assistito al ritorno di una concezione antiquata e dispotica della scienza che, incapace di relazionarsi con la società, pretende una sottomissione totale alle sue evidenze e ai suoi standard, per quanto epistemologicamente sempre perfettibili e provvisori.

Il "Patto trasversale per la scienza" sottoscritto da personalità politiche e accademiche ha segnato l'ultimo, grave episodio di questa tendenza. Il tentativo esplicito di impegnare le forze politiche a reprimere tutto ciò che, nell'idea dei proponenti, non è "scientifico", rappresenta un pericolo per il libero avanzamento delle conoscenze e, quindi, per il progresso e la sicurezza di tutti. Il principio di autorità, sempre nemico del metodo scientifico, lo è tanto più se si dota degli strumenti repressivi di uno Stato.

Se anziché sforzarsi di ridefinirsi nelle complessità del mondo, dialogare con le persone, evolvere e ripensarsi, la scienza si limita a chiedere alla politica di proteggere la sua invarianza, cioè la sua refrattarietà al cambiamento, la sua autorevolezza e la sua utilità sono destinate a un sicuro declino di cui già oggi si avvertono i segni.

Poiché la scienza non è mai un corpo di affermazioni, ma un metodo di indagine della realtà che può contribuire al miglioramento delle conoscenze e delle condizioni di vita dell'uomo, si è avvertita l'esigenza di proporre un'alleanza tra personalità del mondo istituzionale e accademico per salvaguardare la funzione e l'importanza di un esercizio libero e incondizionato delle discipline scientifiche, al servizio della collettività e non di pochi e dogmatici decisori.

Testo

Articolo 1

La scienza non è un catalogo di conoscenze, ma uno specifico modo di essere della conoscenza, un canone per organizzare una determinata modalità di interpretazione della realtà tramite un sistema di metafore.

Articolo 2

La scienza non può essere una metafisica surrogata, pertanto non è fatta di dogmi. In particolare:

  • ogni "verità" scientifica non è assoluta perché ha una natura probabilistica e può essere smentita nel tempo col progredire delle conoscenze;
  • la comunità scientifica è un corpo plurale che esprime una pluralità di modelli, interpretazioni e applicazioni, spesso in reciproco conflitto, comunque irriducibili all'idea di una "verità" o di un "consenso" scientifici;
  • le teorie e i modelli scientifici non sono semplici ipotesi o descrizioni di porzioni di mondo, ma il risultato di un vasto e intricato processo storico, culturale, economico e sociale;
  • anche la scienza, come ogni altra attività umana, è condizionata nei suoi obiettivi e nei suoi risultati dagli interessi degli individui e dei gruppi di potere dominanti.

Articolo 3

Nessuna forza politica e nessun cittadino responsabile dovrebbe prestarsi a sostenere o ad ammettere forme di scientismo, ossia concetti di scienza dogmatici, semplicistici o riduttivi.

Articolo 4

La negazione dell’incertezza e della condizionabilità delle conoscenze scientifiche è scorretta soprattutto quando si applica alle scelte politiche perché favorisce l’adozione di decisioni basate su conoscenze parziali e incomplete e, quindi, arbitrarie. Ciò comporta un rischio triplice:

  • che la politica adotti un sapere scientifico selezionato e semplificato in forma autoritativa per esercitare un potere svincolato dai processi democratici;
  • che i messaggi provenienti dalla comunità scientifica non conformi agli obiettivi politici del momento siano scoraggiati, ostracizzati o negati, minando così la fondamentale libertà di sviluppare e diffondere la conoscenza.
  • che i cittadini identifichino questa concezione strumentale, squalificante e potenzialmente oppressiva della scienza con il patrimonio, il metodo e i protagonisti della conoscenza scientifica nel suo complesso, facendo di quest'ultima l'oggetto di una pericolosa e indiscriminata crisi di sfiducia.

Articolo 5

L’uso della scienza per legittimare le decisioni politiche è sempre più diffuso. Tuttavia, la politica non è né può essere una mera applicazione di postulati tecnico-scientifici, perché il suo ambito è quello di un agire collettivo fondato sulla negoziazione, la mediazione e il compromesso tra istanze diverse. Se la nostra società vuole continuare a definirsi democratica deve instaurarsi tra i due domini un rapporto dialettico e fondato sul reciproco rispetto. È perciò cruciale che i saperi che si pongono a fondamento delle scelte politiche siano sottoposti ad adeguati processi di indagine e di riflessione epistemica e democratica per far sì che le istituzioni possano adoperarli in modo trasparente e affidabile.

Firmatari

(in costruzione)